" E’ morto un collega, T.I. E’ morto un ginecologo, un medico, una persona amica. E’ morto sul lavoro. Ma di questa morte sul lavoro non ne parlerà certo il telegiornale, non se ne preoccuperà certo il presidente della repubblica. E’ una morte sul lavoro non contemplata, perché quella del medico non è riconosciuta come una professione a rischio, il nostro non è ritenuto un lavoro logorante, anzi per niente, perché nessuno si preoccupa che il nostro impegno ti costringa per contratto o per vocazione a turni stressanti con sovraccarichi massacranti a volte, dove si perde il senso del tempo, la differenza tra giorno e notte, luce e buio, salute e malattia; nessuno ti invita al talk show televisivo per discutere delle condizioni precarie di lavoro , di sicurezza sul lavoro, perché nell’immaginario facciamo parte della classe ricca, pagata “profumatamente” per alzarsi nel mezzo della notte e correre per salvare una vita di cui non sai nemmeno il nome e quando poi ad aspettarci dietro un albero ci troviamo la signora della morte non faremo nemmeno statistica, perché mica siamo un operaio rumeno caduto da una impalcatura abusiva, siamo solo dipendenti dello stato, dirigenti solo quando gli fa comodo, operai sottopagati nella realtà.
Ma il fatto che non sia prevista una guardia attiva in un ospedale e che un medico sia costretto a correre da casa per arrivare in tempo, rischiando sulla sua pelle, con il soffio sul collo del giudice che ti porta a spingere sull’acceleratore non equivale forse a quell’impalcatura senza protezione del muratore che cade giù dopo tante ore di straordinario, non equivale forse all’operaio distratto e stanco dai ritmi di lavoro che si fa stritolare dalla catena di montaggio ?
Tutta retorica certo, ma è forse sbagliato pretendere che la medesima retorica sia usata anche per noi, anche per te, un medico morto sul lavoro non sotto le bombe operando per emergency, non sotto una raffica di mitra aiutando medecine sans frontiers, ma su una statale della bella costa toscana, la regione dove la sanità è il fiore all’occhiello, dove muoiono i veri eroi, quelli che usano il coraggio per lavorare ogni giorno nei nostri ospedali.
Il miglior ricordo nelle tante vite cui T. ha dato l’opportunità di venir fuori, nell’entusiasmo sempre messo e trasmesso in quello che faceva, in quanto ci ha creduto,in quanto ha lottato.
Con tanta rabbia e rimpianto, un ultimo saluto.
Ho riportato queste parole perchè rispecchiano esattamente ciò che penso ormai da troppi anni e a cui nessuno, a parte poche persone coinvolte, pare importare. Lo penso ogni mattina, quando i miei escono da casa, e ogni sera, quando rientrano. Lo penso ogni qual volta in cui mi raccontano scene surreali di quotidiana vita ospedaliera, di avvocati che attendono al di fuori dei reparti per carpire notizie da pazienti e familiari e valutare se ci siano gli estremi per fare causa ; lo penso ogni volta in cui vedo occhi stanchi e volto segnati sopra quel camice bianco. E ogni volta in cui la notte il telefono squilla, perchè c'è un'emergenza, e il medico è atteso urgentemente in reparto. Credo sia quello che è accaduto anche a Te, caro Dottor T., e piango pensando alla sorte che hai incontrato. Non ti conoscevo, non avevo mai sentito parlare di te prima di ieri sera, quando per caso, mentre scherzavamo, babbo ha appreso questa notizia. E io in te ho visto lui, in lui te e tanti altri vostri colleghi che lavorano lungo il nostro bel paese. E ho pensato subito a mamma che ieri notte era reperibile e che, poche ore dopo, è dovuta correre in ospedale, a diversi chilometri da qui. Sembrano cose che non devono mai capitare, finchè non ci toccano in prima persona e poi, quando succedono, parole di cordoglio, ringraziamenti, encomi ; le solite mani che si sfregano, i soliti premi incassati per la razionalizzazione economica delle A.S.L., i medesimi tagli di personale, gli stessi culi sulle poltrone e via, si riparte. Tanto verrà subito trovato un medico sostituto.
Un saluto a te, Dottor T., e alla tua famiglia a cui mi sento vicina, come probabilmente non mi è mai accaduto prima.